SLOVENIA 1945 Ricordi di morte e di sopravvivenza dopo la Seconda guerra mondiale
di John Corsellis e Marcus Ferrar
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "LEGuerre", n° 48
Brossura, pagine: 341
Prima edizione "LEGuerre", maggio 2008
Nel catastrofico epilogo della Seconda guerra mondiale, l'intera Europa, la cui mappa si andava vorticosamente ridisegnando dopo lo sconvolgimento degli assetti determinati dalla generale aggressione nazifascista e in funzione delle opzioni strategico-politiche degli Alleati, si trasformò in un caotico scenario di fughe e migrazioni che coinvolsero, in ogni angolo del Continente, intere popolazioni allo sbando.
Nel maggio del 1945 una fiumana di civili e di militari sloveni (i domobranci), per la stragrande maggioranza cattolici, aveva preso la via dell'Austria, attraverso il Passo Ljubelj, nel tentativo di sottrarsi all'avanzata delle armate di Tito: questa enorme massa di persone in fuga era nel mirino dei partigiani jugoslavi in quanto oppositori del progetto rivoluzionario comunista e collaboratori delle forze di occupazione nella prima fase del conflitto mondiale, quel conflitto che in Jugoslavia si era trasformato in una guerra civile scatenata dalle fazioni divise da opposte ideologie e che aveva condotto all'incorporazione della Slovenia nella Federazione jugoslava (...)
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SOLDATO FINO ALL'ULTIMO GIORNO (Soldat bis zum letzten Tag)
Albert Kesselring
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "LEGuerre", n° 37
Prima edizione "LEGuerre", gennaio 2007
(Prima edizione italiana Milano, 1954)
Brossura, pagine: 373
La parabola umana di Albert Kesselring è scandita dai grandi e turbinosi eventi della prima metà del Novecento: ufficiale di artiglieria nella Prima guerra mondiale e durante la repubblica di Weimar nella Reichswehr, ai vertici dell'Aeronautica al momento dell'invasione tedesca della Polonia. Quando la Seconda guerra mondiale divampa in Europa come un indomabile incendio, Kesselring ne diviene un protagonista - come pochi altri comandanti nazisti - su tutti i fronti. Non senza un malcelato compiacimento, egli ripercorre in queste memorie le principali tappe del conflitto battendo l'accento sul suo ruolo di alto esecutore, fedele al codice dell'obbedienza agli ordini dei superiori. La ricostruzione si fa più serrata col mutare dello scenario bellico: da un teatro di guerra che comprende l'intero Mediterraneo (e che per un periodo lo vede a capo di tutte le forze militari aeree e di terra), fino alla lunga resistenza all'avanzare delle forze angloamericane in Italia ed alla ritirata finale tedesca condotta dal feldmaresciallo bavarese. Dopo l'8 settembre (...)
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LA MARINA ITALIANA
NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
di James J. Sadkovich
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "LEGuerre", n° 31
Brossura, pagine: 544
Prima edizione "LEGuerre", febbraio 2006
La Marina italiana nella seconda guerra mondiale è il corposo risultato di un'approfondita indagine storiografica e di una ricerca che ha portato l'Autore a confrontarsi con una straordinaria mole di materiale documentario - pressoché tutto quanto è stato scritto sull'argomento negli ultimi sessant'anni - riguardante le operazioni navali e aeronavali condotte dalla Regia Marina, o in cui essa fu coinvolta, nei trentanove mesi che, dal 1940 al 1943, la videro impegnata in una logorante attività bellica nei teatri di guerra del Mar Mediterraneo durante il secondo conflitto mondiale. In un'opera contro corrente rispetto alla lettura "ufficiale" degli eventi che, in particolare nell'immediato dopoguerra, è stata ispirata dalla predominante storiografia di scuola angloamericana, James J. Sadkovich compie un'analisi che si propone di emendare dagli stereotipi e dagli elementi "inquinanti" l'operato della forza navale italiana e di dare una valutazione, sulla base del dato effettuale, del suo apporto bellico, per lo più sminuito dalla propaganda britannica, la cui ultrasecolare Royal Navy la Regia Marina aveva "osato" sfidare.
Il "resoconto interpretativo" - come lo definisce lo stesso Autore - fornito in queste pagine, ha fra i suoi principali assunti le condizioni di svantaggio materiale e tecnologico in cui ebbe a operare la Marina italiana a fronte di una Potenza che poteva contare, oltre che su una più solida base industriale e sui significativi contributi del Commonwealth e dell'America di Roosevelt, su un apparato di intelligence (la cui punta di diamante fu "Ultra Secret") che, seppur "soggetto a forti alti e bassi nella curva della sua efficacia" - come osserva Erminio Bagnasco nell'introduzione a questo volume -, risultò in molti casi determinante per i successi britannici.
La Regia Marina non vinse la guerra, ma - è la conclusione di Sadkovich -, affiancata dall'Aeronautica e con il saltuario concorso del poco affidabile alleato germanico, essa bloccò le forze navali ed aeronautiche britanniche e fece dell'Italia l'attore principale dell'Asse negli oltre tre anni della sua belligeranza nel Mediterraneo (...)
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L'IMPERO SULL'ADRIATICO MUSSOLINI E LA CONQUISTA DELLA JUGOSLAVIA 1941-1943
di H. James Burgwyn
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "LEGuerre", n° 33
Brossura, pagine: 409
Prima edizione "LEGuerre", Maggio 2006
Frutto di estremo rigore documentario e opera di forte impatto narrativo, L'impero sull'Adriatico è il primo studio che offre un quadro a tutto campo dell'interazione delle forze in gioco nell'impresa di empire building che portò l'Italia di Mussolini ad occupare le terre jugoslave in uno dei più cruenti episodi della seconda guerra mondiale.
Lo sforzo imperialistico del duce costituì un azzardo - un tentativo di rilanciare la posta nel momento in cui le sue forze militari arretravano pressoché su tutti i fronti - che, paradossalmente, si concretizzò proprio fra il 1941 e il 1943, in un "dramma senza senso" - come indicato da Sergio Romano nella sua introduzione - che consegnò all'Italia un contraddittorio imperium mediante la conquista, l'annessione, l'esercizio del protettorato nei diversi territori dei Balcani. Lo "spazio vitale" dell'Italia, reclamato dalla variegata schiera dei suoi promotori sin dall'indomani dell'unificazione e osteggiato dalla diplomazia internazionale (in particolare con la Conferenza di pace di Parigi del 1919) e dai sistemi di alleanze e di equilibri creatisi dopo la Grande Guerra, sembrò avere una reale prospettiva solo con l'entrata nel secondo conflitto mondiale di Mussolini al fianco di Hitler, e dopo la conquista tedesca della Jugoslavia.
Lasciando che a raccontare - col sostegno di dettagliate fonti di archivio e a stampa - siano gli eventi stessi e i loro attori, Burgwyn presenta (...)
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I CETNICI
NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE Dalla Resistenza alla collaborazione con l'Esercito italiano
di Stefano Fabei
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "LEGuerre", n° 32
Brossura, pagine: 336
Prima edizione "LEGuerre", aprile 2006
Durante la Seconda guerra mondiale, in Jugoslavia, sia le forze dell'Asse, in particolare gli italiani, sia quelle alleate puntarono, per ragioni differenti e ciascuna con finalità proprie, sulla carta dei cetnici. Pertanto questi nazionalisti serbo-ortodossi furono al contempo un movimento di resistenza e di collaborazione con gli occupanti che operò in diversi modi, dovuti a una pluralità di situazioni e di fattori politici, militari e strategici, per conseguire l'obiettivo finale della conquista del potere e della restaurazione della monarchia quando tedeschi e italiani si fossero ritirati. Dalla storia dei cetnici - alcuni inquadrati nelle Milizie Volontarie Anticomuniste, altri in formazioni autonome - e della loro collaborazione con gli italiani fino al 1943, e con i tedeschi nel biennio successivo, emergono anche episodi poco conosciuti quali l'ambiguo atteggiamento di Stalin nei confronti del movimento di Mihajlovic che, oltre ad essere monarchico e a combattere il trotzkista Tito, era anche panslavista e filorusso, o i tentativi da parte dei partigiani comunisti di pervenire ad accordi con i tedeschi per distruggere gli odiati nazionalisti serbi e per respingere un eventuale e temuto sbarco sulle coste adriatiche della Jugoslavia da parte degli Alleati, di cui i cetnici erano ritenuti la quinta colonna. Questa pagina poco nota di storia (...)
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IL COMANDO SUPREMO DI HITLER
di Geoffrey P. Megargee
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "LEGuerre", n° 28
Brossura, pagine: 400
Prima edizione: Maggio 2005
In una disamina contro corrente rispetto alla letteratura sull'argomento, Geoffrey P. Megargee sfata il mito secondo il quale i vertici militari tedeschi nella seconda guerra mondiale avrebbero prevalso se Hitler non avesse interferito nelle loro scelte strategiche. L'ipotesi dell'Autore è che nel Comando Supremo di Hitler vi fossero molte più pecche di quante siano state generalmente riconosciute. Il libro mette in luce un punto di importanza fondamentale: la responsabilità della disfatta tedesca è ascrivibile ai vertici militari non meno di quanto sia ascrivibile a Hitler - che pure fu la figura centrale in quasi tutti i processi decisionali in ambito militare.
Megargee indaga le modalità che regolarono il processo decisionale delle strutture di comando militare del Terzo Reich attraverso le scelte dei suoi massimi livelli, che alla fine compromisero definitivamente la presunta superiorità sul campo dei tedeschi a causa di errori strategici e di pianificazione operativa. L'indagine segue l'evoluzione dell'apparato militare del regime nazista dal 1933 al 1945, dando risalto agli equilibri di potere all'interno del Comando Supremo, al ruolo di quanti ne determinarono lo sviluppo organizzativo e all'influenza dei teorici militari tedeschi sulla sua struttura e sulla sua funzione. Dal lavoro emergono gli aspetti più negativi che affliggevano il Comando Supremo: l'ambizione personale, la mentalità ostinata, l'intrigo politico e il pressoché insostenibile carico di lavoro cui doveva fare fronte il personale di Stato Maggiore.
Particolarmente significativa, da un punto di vista documentario, è la sezione (...)
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I BUROCRATI DI HITLER Eichmann, i suoi volenterosi carnefici e la banalità del male
di Yaacov Lozowick
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "i leGgeri", n° 23
Brossura, pagine: 350
Prima edizione: gennaio 2004
La Storia dello sterminio degli ebrei in Europa raccontata da una prospettiva inedita, quella dell'apparato burocratico che organizzò la deportazione. Alla luce - sarebbe meglio dire all'oscuro - della disamina del famigerato Referat IV B 4 diretto da Adolf Eichmann e degli atti del processo allo stesso Eichmann, l'Autore arroventa una grigia materia di studio con una semplice domanda: chi erano i burocrati del Terzo Reich? Si trattava di funzionari solerti o di veri e propri assassini da scrivania? Impiegati indifferenti che si limitavano ad eseguire in modo spersonalizzato ed efficiente qualsiasi incarico o protagonisti consapevoli nel processo decisionale che ha condotto allo sterminio degli ebrei? Fino in fondo, il libro ci mantiene magistralmente in bilico tra questi interrogativi confrontando gli assunti della ricerca con la tesi di Hannah Arendt sulla banalità del male e quella di Daniel Jonah Goldhagen secondo la quale (...)
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LA CAMPAGNA D'ITALIA DEI SERVIZI SEGRETI AMERICANI 1942-1945
di Max Corvo
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "LEGuerre", n° 36
Brossura, pagine: 458
Prima edizione "LEGuerre", novembre 2005
Questo libro ricostruisce la campagna d'Italia della Seconda guerra mondiale avvalendosi di un registro narrativo - verrebbe da dire per necessità - duplice: il piano dei fatti ufficiali si alterna costantemente con quello della guerra segreta nelle retrovie, le vicende belliche assumono nell'insieme la coloritura del ricordo personale, brillante e minuzioso, di un giovanissimo ufficiale dell'OSS (Office of Strategic Services).
Max Corvo fu scelto per questa missione data la sua familiarità con la terra d'origine, l'Italia, la sua lingua ed i suoi dialetti, con la sua cultura, la sua gente, il suo territorio tormentato e, infine, con la sua ricca storia. Grazie a queste conoscenze, e al suo talento personale, Corvo poté proporre ed attuare una serie di operazioni di spionaggio sul campo a sostegno della guerra contro i tedeschi ed i fascisti, fino alla loro sconfitta definitiva. Il testo risponde, fra ammissioni e omissioni, a molte domande riguardanti l'invasione della Sicilia del 1943 (...)
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TITO E I RIMASTI La difesa dell'identità italiana in Istria, Fiume e Dalmazia
di Max Corvo
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "i leGgeri", n° 30
Brossura, pagine: 230
Prima edizione: gennaio 2008
L'Italia è uscita sconfitta dalla Seconda guerra mondiale; a pagarne i conti sono soprattutto i suoi territori orientali: la Venezia Giulia, l'Istria, il Quarnero e la provincia dalmata di Zara. In un crescendo di violenze, delle quali le foibe sono la più sanguinosa e drammatica testimonianza, fra i 300 e i 350 mila italiani scelgono la via dell'esodo. A rimanere sono quelli che non hanno né la forza né la possibilità di fuggire, oltre ai fedeli al nuovo potere, sostenuti da un piccolo controesodo favorito dal partito comunista italiano. Ovunque, sull'altra sponda adriatica, dove italiano equivale a fascista, la comunità nazionale italiana è diventata minoranza. Tito appoggia la nascita di organismi che risultano la cinghia di trasmissione dell'ideologia comunista fra i rimasti, i quali devono sopportare angherie e persecuzioni, che si inaspriscono quando i rapporti fra Tito e l'Italia si avvicinano ai livelli di guardia.
In questa vicenda, un capitolo a parte è la persecuzione, soprattutto dei protagonisti del controesodo, rimasti fedeli all'ortodossia comunista, dopo lo strappo del 1948 fra Stalin e Tito.
Per i rimasti, anche l'uso della lingua madre è un problema (...)
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SIAMO RIMASTI SOLI I comunisti del PCI nell'Istria Occidentale
di Paolo Sema
Libreria Editrice Goriziana
Collana: "i leGgeri", n° 22
Brossura, pagine: 248
Prima edizione: gennaio 2004
Accade, talvolta, che la ricerca insita in ogni lavoro storiografico finisca con il trasformarsi in esercizio etico e che la ricostruzione di vicende corrose dal tempo assuma il carattere di monito per il futuro. In Siamo rimasti soli l'Autore insegue le vicende politiche e umane di uno sparuto gruppo di partigiani italiani nell'Istria occidentale. Ed è proprio la collocazione geografica di tale storia a renderla singolare: in un territorio multietnico questi partigiani si battono in maniera irriducibile per difendere l'identità italiana della lotta di Resistenza (...)
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